La Cattedrale San Giuliano

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Facciata della Cattedrale San Giuliano

La Cattedrale di San Giuliano è sorta nel 1771 (arch. Cosimo Morelli da Imola) come rifacimento di due precedenti costruzioni: la prima del 1022 (Pieve S.Giuliano) e l’altra del 1422.

La Cattedrale fu eretta come parrocchia nel 1320.

La torre campanaria, provvista di quattro campane, invece, risale al 1478. Attribuita ad ottimo seguace della scuola architettonica gotico-fiorita del sec. XV (Marino di Marco Cedrino [?] 1478). Reso, purtroppo, irriconoscibile con l’abbattimento della cuspite ottagonale e delle caratteristiche bifore, il campanile conserva soltanto il fregio del coronamento (M° Giovanni, 1478).

La facciata non è completa: più progetti si sono susseguiti nei secoli , ma la mancanza di fondi non ne ha permesso l’ultimazione. L’interno a tre navate in stile neoclassico (la chiesa è lunga 54 m e larga 25), ha una vasta abside e dieci cappelle.

Notevoli le grandi tempere nei pennacchi del catino (Virtù teologali e Religione) di Silvio Galimberti (1938).

"Vergine col Bambino mentre accoglie le preghiere di S.Giuliano in ginocchio", Cristoforo Unterberger da Cavalese (1786)
“Vergine col Bambino mentre accoglie le preghiere di S.Giuliano in ginocchio”, Cristoforo Unterberger da Cavalese (1786)

La pala dell’altare maggiore, che rappresenta la Vergine col Bambino mentre accoglie le preghiere di S.Giuliano in ginocchio, risale al 1786 ed è opera di Cristoforo Unterberger da Cavalese (1786). Interessanti le tele poste sotto le cantorie: Ultima cena e Cena di Emmaus dipinte nel 1602 da Filippo Bellini discepolo del Barrocci.

Le cappelle laterali conservano opere notevoli. Sul primo altare di destra (di patronato della Famiglia Ferri) Consegna delle chiavi di scuola bolognese. Più interessante è la pala della Cappella seguente (dei Rossini-Graziani-Mornatti): Madonna fra i SS. Sebastiano e Andrea dipinta, nel 1600, da Andrea Boscoli, uno dei migliori manieristi fiorentini che qui si distingue “per il ritmo scattante della composizione ” (Venturi).
Sul terzo altare destro (dei Compagnoni) San Carlo Borromeo tela del maceratese Vincenzo Martini (1790). Interessante è la pala dell’altare del transetto destro (con stemmi della famiglia Ulissi, patrona) unica opera in mosaico esistente in città. Rappresenta San Michele arcangelo e fu eseguità, nel 1628, per la basilica vaticana, da Giambattista Calandra sui cartoni del Cavalier d’Arpino. Nel 1770 Clemente XIV la donò alla nostra Cattedrale per intercessione del Card. Compagnoni-Marefoschi. In fondo al transetto sinistro si apre la Cappella del SS.Sacramento, sapiente riproduzione dello stile settecentesco (Giuseppe Rossi, 1932) con la cupola affrescata dal Pavisa (1932). Nella prima cappella di sinistra si trova il fonte battesimale, frammento di una grande costruzione lignea secentesca che riproduceva il progetto michelangiolesco per la Basilica Vaticana.

Ottimo l’organo a canne a doppio manuale posto nella cantoria destra, uno dei più grandi dell’artista, costruito da Gaetano Callido nel 1790.

Dalla chiesa superiore, attraverso un’ampia scalinata, si discende nella chiesa inferiore che ha tre altari: il maggiore dedicato al SS. Sacramento e gli altri alla Madonna di Loreto e a S.Maria Maddalena.

In sacrestia pregevoli opere d’arte. Nell’aula dei canonici ed in altri locali attigui si trovano alcuni interessanti dipinti, fra i quali, interessantissimo, Madonna col Bambino fra i Santi Antonio Abate e Giuliano trittico firmato e datato (1369) da Allegretto Nuzi; Madonna in gloria fra i SS. Giuliano ed Antonio di Padova tavola attribuita a Vincenzo Pagani (sec. XVI). L’ampia sacrestia comune conserva: Madonna col Bambino fra i SS.Giovanni Battista, Sebastiano, Giacomo Maggiore tela di Gaspare Gasparrini, maceratese, seguace del Sermoneta (1574); Natività di Maria del concittadino Sforza Compagnoni (sec. XVI); Pietà di Filippo Bellini; Miracolo di San Gregorio, bozzetto di Andrea Sacchi per la pala della cappella gregoriana in S.Pietro Vaticano. Sull’altare della cappella S.Giuliano cui appare un angelo che gli annuncia la prossima morte, tela di Francesco Mancini (1738).

Navata centrale della Cattedrale San Giuliano
Navata centrale della Cattedrale San Giuliano

Nella cattedrale si conserva entro una preziosa urna di argento il braccio di S.Giuliano, protettore della città.

Inoltre è custodito il corporale macchiato del sangue miracolosamente sgorgato da un’ostia consacrata da un sacerdote dubbioso il 25 aprile 1335 e le spoglie di San Vincenzo Maria Strambi vescovo di Macerata dal 1801 al 1823.

Spoglie del Vescovo San Vincenzo Maria Strambi
Spoglie del Vescovo San Vincenzo Maria Strambi

Il Culto di S. Giuliano è legato con le origini e lo sviluppo di Macerata. Già nel secolo IX esistevano il Castrum Maceratae e, sul colle dove ora sorge la Cattedrale, la Pieve di S.Giuliano. I due nuclei si fusero in libero Cornune nel 1116.
Il corpo del Santo pare sia stato portato via d’autorità dall’Arcivescovo di Magonza, Bonifacio, che lasciò solo la reliquia del Braccio sinistro.
Una reviviscenza del culto si ebbe nel 1442, dopo che la reliquia era stata tenuta nascosta per lunghi decenni, a causa delle scorrerie di bande armate, di saccheggi di truppe mercenarie e delle continue guerre tra comune e comune, tra regione e regione, che rendevano insicura oltre che la vita, anche la custodia delle cose più preziose. Il 6 gennaio del 1442, fu rinvenuta in Duomo, su precisa indicazione dell’amministratore, un cofanetto con i resti del braccio sinistro di San Giuliano, “parricida”, contenente una pergamena che ne attestava l’autenticità e l’identità; il Vescovo Niccolò delle Aste ritenne, con il consenso del Podestà e dei 4 Priori, di poter rimettere quindi di esporla di nuovo al culto visto anche il ripristino delle condizioni di sicurezza.

La leggenda

Statua lignea di San Giuliano ospitaliere
Statua lignea di San Giuliano ospitaliere

S.Giuliano l’Ospitatore – la cui prima menzione si ha nell’elenco dei Santi redatto dal monaco francese Usuardo, vissuto nel sec. IX, che ne fissa la Festa al 31 di agosto – nato nel Belgio nel sec. VII, fu spinto a pellegrinare da ansia di espiazione (tale tipo di pellegrinaggio era stato praticato e diffuso dai monaci irlandesi).
Il fatto che portò Giuliano a questa pubblica penitenza fu l’involontaria uccisione del padre e della madre, determinata da un cieco sospetto geloso verso la moglie (la violenza e l’istinto di privata giustizia non sono inverosimili per quei secoli barbarici!).
Il primo testo che narra l’episodio è del domenicano Vincenzo di Beauvais, morto nel 1290; fu poi ritrascritto da Jacopo da Varagine e da S.Antonino, arc. di Firenze.
La meta definitiva del pellegrinaggio fu la valle del Potenza, dove Giuliano si fece, per amor di Dio, ospitatore dei viandanti e servitore di coloro che avevano necessità di traghettare il fiume. Qui Giuliano morì; e il suo culto fu immediato e generale: ne fanno fede i vari toponimi della zona (Fonte S.Giuliano – Isola S. Giuliano – Rione S. Giuliano…) e la Pieve, di cui si ha memoria, come già si è detto, fin dal secolo IX.

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